Così come potevo immaginare, il viaggio in Siberia nel 2001 mi ha cambiato radicalmente. Essere stato capace di resistere a tanta crudezza in un mondo all’inverosimile contradditorio mi ha inspessito, non di meno intenerito. Sono stato capace di confrontarmi con realtà incredibillmente distanti dalla nostra, con un atteggiamento completamente neutro sono stato capace di assimilare ogni input ed ora mi sento un uomo più maturo e consapevole.
Il viaggio fa scalpore e tutte le testate giornalistiche mi dedicano ampio spazio. I miei articoli arricchiti dalle fotografie documentano molto bene l’esperienza vissuta. Piacciono! Molti mi contattano, vogliono saperne di più; sono strabiliati da come un motoclista da solo abbia potuto fare un viaggio del genere senza la classica assistenza. Mi chiedono di distendere le mie impressioni…
E’ così che nel 2003 esce il mio primo libro: “… verso la Mongolia!”. Anche stavolta seppur in un campo completamente diverso mi sono messo in gioco senza paura di sbagliare. Ho impaginato il libro in maniera diversa dal solito, le foto sono pagina per pagina, pronte a rendere l’idea di quello che sto dicendo. Solo il prenderlo in mano e sfogliarlo mi convince: ne è uscito davvero un bel lavoro. Il libro piace ed è subito un successo! Forte di ciò mi prodigo per promuoverlo un po’ ovunque. Gli organizzatori mi vogliono come ospite ai loro motoraduni. Con Thelma al mio fianco sollevo curiosità e stupore e, bombardato di domande non mi tiro mai indietro.

Ormai i week end sono impegnatissimi ma non solo, quel confronto umano così fuori dai luoghi comuni mi dà fortemente l’idea di aver fatto qualcosa di bello e buono.

Viaggiare mi riempie e mi rende un uomo migliore; è lo strimolo migliore per continuare. In Cartiera a Tolmezzo, dove lavoro da diversi anni ormai, sono stato capace di coinvolgere i miei superiori e, sempre sulla lama del rasoio riesco a barcamenarmi in lunghi “permessi” non pagati.
Nel 2004 è la volta di “Attorno al mar Nero”. Mi propongo di fare il periplo del mar Nero, toccando zone diverse della Grande Madre Russia. Salgo a nord e dopo l’Ungheria entro in Ucraina. La Crimea mi propone stupendi scenari ed entro in Russia. Verso sud, nella bollente Russia Caucasica: la ribelle Cecenia che chiede l’indipendenza con tremendi attentati è li, ad un passo. E’ il mese di giugno quando mi fermo a Beslan in mezzo ad un gran traffico di truppe e mezzi corazzati. Solo quatto mesi dopo, nella scuola di Beslan si consumerà uno dei più feroci attentati Ceceni…
Ancora verso sud, grande è il mio disappunto quando scopro che Putin, per motivi di sicurezza ha chiuso agli stranieri tutti i confini con la Georgia: l’unica soluzione è entrare via mare. Sono un navigatore di terra ma, alle volte bisogna piegarsi agli eventi. A Soci mi imbarco su una bagnarola ed il giorno dopo, sono a Poti, in Georgia. Indescrivibile, sganciata dall’Unione Sovietica per diventare uno stato indipendente, la Georgia in balia di se stessa sembra Hiroshima dopo la bomba. Strade, case, palazzi, tutto è allo sfascio!
Ancora circonvallo il mar Nero ed entro in Turchia. Ora stupenda e maestosa, mi accoglie quell’Anatolia orientale chiamata Kurdistan. Viaggio sull’Acrocoro Armeno toccando altitudini di 2000-2.600 metri. Costeggiando l’Armenia alla “ricerca dell’arca”, un cappuccio bianco di neve copre la cima del monte Ararat.
Nell’islamica Turchia, paesuncoli di case con il tetto tipicamente ricoperto in terra, al centro, svetta sempre il minareto. Ovunque bambini che incuriositi dalla moto si fiondano verso la strada per vedermi passare. Ora la strada costeggia il paese che si sviluppa più in basso; tanti sono i bambini che mi salutano con la mano e sorridono. Io ne sono attratto; senza pensarci due volte mi fiondo in mezzo a loro. Gioiscono nel vedrmi arrivare vedermi arrivare, come il solito, Thelma suscita curiosità e sorrisi, io mi prodigo a ricambiare. Le mamme, coperte dal velo mi offrono latte di capra e yogurt. Mi fermio un po’ con loro, non cè alcuna comunicazione verbale ma nessuno ne sente la mancanza. Mi fermo un po’ a giocare con i bambini. Prima di andarmene, piazzo la macchina fotografica sul cavalletto e colgo questa bellssima immagine; io dietro ovviamente: lo spettacolo, sono loro!!!

Mi inseguono per quanto possibile quando riparto. Mi salutano con la mano, il mio cuore batte forte, ed ancora sull’Acrocoro mi rimetto in strada